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La Resistenza

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lapiderpam"Furono tante le pagine, segnate da prove e da gloria, scritte dalla popolazione nicese. Ma un capitolo importante per Nizza inizia con il settembre 1943 e si chiude il 25 aprile 1945. E’ la storia della resistenza nicese. Le date si infittiscono e ognuna segna fatti ed eventi gravi. Già a fine settembre1943 Nizza è occupata da un contingente delle SS Tedesche. Setacciano case ed istituti in cerca di giovani da arruolare. Pongono la sede del comando e del tribunale militare nei locali delle scuole medie. Sono scovati 4 giovani: vengono catturati, torturati, condannati e fucilati, sepolti in un campo. Il parroco di S. Siro, don Servetti Giovanni, riuscirà poi ad esumare le salme e dare loro cristiana sepoltura.

C’era un clima pesante di paura e di angoscia.

1 luglio 1944: ore 12,30, un gruppo di partigiani preleva il Commissario Prefettizio di Nizza. Di lui non si avranno più notizie.

12 luglio 1944: le formazioni partigiane acquistano consistenza: nei paesi vicini lungo la Valle Belbo si concentrano gruppi appartenenti a comandi diversi. Scendono a Nizza; occupano il municipio e altri locali pubblici. Da Canelli giunge un reparto della Brigata fascista “Muti”: segue un combattimento; alcuni partigiani vengono presi in ostaggio.

18 agosto 1944: i partigiani non si danno per vinti: ritornano i n città, organizzano imboscate eazioni di disturbo. La Brigata Muti è costretta a lasciare Nizza per Canelli e poi se ne andrà a Milano, definitivamente. Nel frattempo vi sono delazioni, notizie false, vendette segrete, vessazioni. Si registrano soprusi, condanne e morti.

26 agosto 1944: gli scontri si fanno più frequenti e più duri. Da parte dei Comandi Partigiani si vuole fare un colpo grosso. Da Nizza e dalla Valle Belbo i Partigiani si organizzano per una eccezionale e rischiosa spedizione contro una caserma di Alessandria.

Alla spedizione partecipano anche quattro giovani di Nizza. Vi fu una battaglia cruenta. Fra i morti vi furono i quattro giovani nicesi. Ai caduti si intitolò poi la Divisione Partigiana “Martiri di Alessandria” e in seguito la piazza in cui ha sede il Municipio.

29 agosto 1944: la rappresaglia fu immediata. Da Alessandria si muovono verso Nizza i Tedeschi: ci sono scontri coi partigiani, che vengono messi in fuga. Come ritorsione, i Tedeschi incendiano case, saccheggiano e devastano; resta uccisa una povera madre di famiglia. Prelevano una quarantina di uomini, come ostaggi. A fatica saranno poi liberati da parte del Vescovo e del clero.

29 e 30 agosto 1944: in un'azione contro i Tedeschi è ferito gravemente il Comandante Stefano Cigliano, detto Mimmo, uomo coraggioso. Il cappellano partigiano don Pecoraro, salesiano, riesce di nascosto a trasportarlo all’ospedale di Nizza. Gli viene amputata una gamba. Sarà nascosto, insieme alla moglie, presso la Casa delle Suore di N.S. della Pietà. Sarà curato, assistito clandestinamente, fino alla guarigione, per cui tornerà tra le sue formazioni, anche senza una gamba e sarà poi tra i primi ad entrare in Alessandria liberata.

Il teatro delle operazioni militari e degli scontri si allarga: ne sono coinvolti i paesi di Bruno, Bergamasco, Mombaruzzo, Casalotto, S. Marzano, Moasca , Incisa, Castelnuovo Belbo. La situazione perdura incerta e confusa per molto tempo, con alterne vicende.

Partigiani26 - 29 novembre 1944: si giunge al più grande spiegamento di forze nazi-fasciste che pongono in essere un eccezionale e sistematico accerchiamento: rastrellano e setacciano ogni punto, per arrivare a chiudere, come in una morsa, Nizza e Canelli che sono occupate il 2 dicembre 1944. Nel frattempo le bande partigiane riescono a sganciarsi e a concentrarsi più lontano, sulle Langhe, nell’ Acquese, verso le alture e le vallate dell’Orba. Nella zona di Nizza e di Canelli si stabiliscono coi Tedeschi le forze della Divisione S. Marco. Continuano perquisizioni e prelevamenti di ostaggi e soprusi contro famiglie sospette.

Si evidenzia encomiabile e generosa, l’opera assidua dei parroci nicesi: don Lana, don Testa, don Servetti e don Celi.

23 - 24 - 25 aprile 1945: i partigiani aumentano la pressione su Nizza con sparatorie e sortite che durano tutta la notte tra il 23 e il 24 aprile. L’alba del 24 aprile porta segni di grandi novità. I soldati della S. Marco, di stanza a Nizza e Canelli iniziano la loro confusa ritirata verso Acqui, ove ha sede il Comando della Divisione.

Seguono scontri feroci nelle vicinanze del Collegio S. Cuore, in altre parti della città e lungo la salita della Baretta, verso Acqui. Nonostante la disperata opera dei sacerdoti, vengono fucilati in quelle ore di disorientamento drammatico giovani 'repubblichini' e partigiani. L’ultimo doloroso atto di una tragedia senza senso."

(da "Acqui T. e dintorni" di Mons. Giovanni Galliano, ed. Joseph)

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